sabato 26 febbraio 2011
011
venerdì 25 febbraio 2011
010
Con un piccolo furgone l'uomo in divisa arancio arriva ogni venerdì pomeriggio davanti all'asilo nido per svuotare i bidoni pieni di pannolini.
giovedì 24 febbraio 2011
009
La bambina aveva sbagliato la battuta e si era voltata sorridendo al padre seduto sulle tribune. L'uomo, sollevato lo sguardo dall' IPad le fece un cenno di assenso, poi continuò a muovere le dita sul monitor.
008
La ragazza faceva i caffè e li macchiava con sorrisi rapidi, rivolti a tutti. Era nuova del mestiere e non aveva ancora imparato a dosare gli sguardi oltre al bancone dove si accalcavano gli operai dei cantieri.
007
La faccia del poliziotto aveva qualcosa di strano, ma la mia di più, mentre lo osservavo: stava in piedi, tra l'auto della polizia e un furgone della società autostrade col portellone aperto, e teneva al guinzaglio un cane che si stava accoppiando con un altro cane
006
Poteva avere settant'anni, i capelli grigi e un maglione bordeaux. Si chinava con l'aria da intenditore vicino alle confezioni di dopobarba sullo scaffale dell'ipermercato. Le esaminava senza toccarle, con un certo rispetto, prima di scegliere quella giusta.
mercoledì 23 febbraio 2011
004
L'uomo in coda al casello si irrigidiva nervoso fissando le auto della fila accanto, che avanzava meno lentamente della sua. Si aggrappava al volante per sollevarsi dal sedile, torceva il colo e deglutiva come se avesse un boccone di traverso.
venerdì 18 febbraio 2011
003
Un nonno dall'aspetto amorevole e rassicurante aspettava davanti al cancello della scuola, parlando con un'attempata signora ingioiellata del marito di lei, defunto, e dei tempi che furono, e di come i bambini di oggi, ma anche i loro genitori, fossero incapaci di ogni privazione. Quando passarono i furgoncini coi primi scolari si premurò di far loro strada con ampi gesti rivolti agli altri genitori in attesa.
Poi si mise a gambe larghe, ben piantate sulla discesa, ad aspettare il nipotino con un'ampio sguardo sereno.
Poi si mise a gambe larghe, ben piantate sulla discesa, ad aspettare il nipotino con un'ampio sguardo sereno.
giovedì 17 febbraio 2011
002
Durante gli allenamenti la maestra di pallavolo si accaniva solo sui più deboli. Teneva la bocca serrata come un monito: non avrebbe sorriso a nessuno. Davanti al malcapitato soppesava la palla come fosse il pesante fardello di rancori di cui non riusciva a liberarsi.
mercoledì 16 febbraio 2011
001
Sembrava un tricheco seduto su uno scoglio al di là dell'oceano
e si gongolava (ma con discrezione) per la posizione e il buon posto di lavoro,
quasi con pudore. "I'm lucky" si giustificava. Potevo lasciargli un biglietto da visita per essere ingaggiato nella sua società, ma siccome non mi veniva la parola "business card" ho perso l'occasione della mia vita.
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